Il Museo del costume siciliano: Mu.de.co.

Questo museo, non molto conosciuto, si trova all’interno del Castello di Donnafugata in provincia di Ragusa.

 Il sito di Wikipedia fornisce più informazioni sull’origine di questa denominazione: “Donna Fugata”, che risulta controversa anche se l’origine del nome arabo potrebbe essere storicamente più probabile.

La sontuosa dimora, di cui sono visitabili le stanze e gli arredi al primo piano, nasconde al piano terreno un prezioso scrigno che, rispetto al resto del palazzo ed ai giardini, risulta poco visitato anche perché occorre munirsi di uno specifico biglietto aggiuntivo per l’ingresso.

Le ricerche su internet aiutano a ricostruire la storia di questo museo: nel sito  troviamo notizie della sua realizzazione nonché foto dei numerosi abiti siciliani ed accessori (cappelli, scarpe, ombrelli da passeggio, ventagli) che vi sono esposti, in particolare dal ‘700 fino agli anni Venti del ‘900, la cosiddetta “Belle époque”. Sono parte di una collezione di quasi 3000 pezzi che il Comune di Ragusa ha acquistato da Gabriele Arezzo di Trifiletti che così descrive l’origine della collezione:

Tutto ebbe inizio con la morte di mio padre, che avvenne nel 1984: con mio fratello sorteggiammo l’eredità di famiglia conservata tra i saloni della villa di Marina di Ragusa [la castellana –ndr] e il Castello Vecchio di Ragusa Ibla. Mio fratello, quando aprì i suoi bauli, vi trovò argenteria e oggetti preziosi mentre i miei 408 bauli erano pieni di vestiti e accessori conservati per secoli dalla nostra famiglia. Ero arrabbiatissimo: non volevo fare il “pezzaro”. Tra l’altro si era rotto il mio primo matrimonio ed ero rimasto solo con una figlia. Furono due miei amici, Rosario La Duca e Gaetano Basile, a farmi cambiare idea: “Tu ti lamenti, ma qui hai un tesoro. Così con mia figlia cominciammo ad aprire le casse: non capita a chiunque di trovare abiti e oggetti personali appartenuti a Emerico Amari e Franca Florio e tanti altri nomi altisonanti.

Quella che mi era capitata non era semplicemente un’enorme collezione di abiti bensì quattro secoli di storia di una famiglia che per tutto quel tempo aveva conservato non solo i suoi vestiti ma qualunque tipo di accessorio”.

Questo raffinato gentiluomo appartenente a due tra le famiglie più nobili e più antiche di Sicilia, gli Arezzo e gli Amari, i cui stemmi sono raffigurati in una delle sale del castello di Donnafugata a Ragusa, da allora ha trascorso la vita a catalogare e completare le collezioni acquistando alle aste i pezzi mancanti”. Fino a quando, nel 2014, il Comune di Ragusa decise di acquistare la collezione.

Nel sito  vi sono le sue foto ed il testo che abbiamo riprodotto, mentre la visita al museo ci può trasmettere l’importanza della nobiltà siciliana e  la ricchezza di chi quegli abiti ha potuto sfoggiare.
In gran parte si tratta di abiti femminili ma anche alcuni abiti maschili, appartenuti alla nobiltà siciliana, vesti ecclesiastiche e di militari in “grand’uniforme”.
In un piccolo spazio sono inoltre esposte delle “toilettes” femminili per il bagno, una vasca da bagno da viaggio, una sedia da parto ed una carrozzella per neonati.

Come curiosità vi si può ammirare il vestito da passeggio che è stato riprodotto per l’abito indossato da Claudia Cardinale nel ballo del film “Il Gattopardo” di Luchino Visconti.

 


Gianpaolo Dal Maso

Ho lavorato nel settore pubblico: Sanità e Servizi Socio sanitari e sono in pensione da maggio 2011, tesso dal 2000 ed ho seguito corsi di tessitura con Sabrina Pandin e Paola Besana, di arazzo con Wanda Casaril e Patrizia Polese, di feltro con Eva Basile, Ruth Baumer, Seraina Rizzardini, Cristiana Di Nardo. Sono membro del direttivo del Coordinamento Tessitori e faccio parte della redazione nella rivista TessereAmano Partecipo al Gruppo per la tessitura a mano di Bassano.

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