VI giornata della lana
La lana riparte dai territori: Il valore delle microfiliere – 9 aprile 2026 Convegno presso il Lanificio Cerruti, Biella

Sul sito Marlaine l’iniziativa viene introdotta in questo modo:
“La Giornata rappresenta un momento di confronto e sensibilizzazione sul futuro della filiera laniera italiana, con l’obiettivo di favorire il dialogo tra allevatori, imprese, mondo della ricerca e istituzioni, e promuovere modelli di sviluppo più sostenibili e innovativi.”
Che bella premessa! Spero vivamente che questo evento abbia ampi sviluppi, dal momento che la promozione dell’iniziativa avrebbe potuto raggiungere una partecipazione più vasta. Purtroppo eravamo solo in 23 presenti – inclusi i relatori – e nove online. Ci sono stati un po’ di problemi tecnici e diverse persone non sono riuscite a collegarsi. Confido che venga resa pubblica la registrazione video.
Lungo il Torrente Cervo a Biella, si erge una massa di edifici imponenti. Ci troviamo nel cuore di un’azienda storica; il lanificio Cerruti, che si è fuso con la ditta “Piacenza1733″ Esso conta 600 dipendenti e tuttora la produzione copre tessuti pregiati in lana, cashmere e vigogna destinati ai grandi marchi: Louis Viutton, Dior per menzionare alcuni.
Questa è la cornice alla VI giornata della lana, iniziativa di Agenzia Lane d’Italia. La giornata si inquadra all’interno dell’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori, proclamato da FAO e ONU per il 2026 per mettere a fuoco l’importanza ed il ruolo che la salute dei pascoli riveste nella creazione di un ambiente sostenibile, la crescita economica e la resilienza per le comunità in tutto il mondo.
Il convegno è stato moderato da Patrizia Maggia
Un’ampia introduzione istituzionale ha descritto gli obiettivi dell’anno internazionale dei pascoli e dei pastori.
A seguire tante esperienze sul campo:
Marco Paganoni. Allevatore in Valtellina della pecora Ciuta ha presentato Val3ciuta Triplice attitudine
Cristina Ferrarini è intervenuta per Lana al pascolo. Allevatrice della pecora brogna e Alpaca in Lessinia (VR) ha proposto due parole d’ordine: lana e lentezza, il legame tra agricoltura e montagna.
Nel 2013 è iniziato il Progetto Lana dell’Associazione per la Promozione e la Tutela della Pecora Brogna. Circa 12-15 allevatori di pecora di questa razza spediscono a Biella circa 2500 kg di lana sucida. Una quantità piccola, ma sufficiente per permettere di lavare e pettinare la lana, che poi viene venduta alle realtà artigianali che la utilizzano per le proprie produzioni.
Giovanna Zanghellini ha descritto Bollait – Gente della lana (Lait-gente, boll- lana) della Val dei Mocheni, in Trentino.
Gli allevatori hanno creato una rete della lana di artigianato domestico: Bollnètz, un filiera corta della lana Lagorai che è anche cura del paesaggio ed economia circolare. Pecore Lagorai consiste di circa 5.000 capi
Valeria Gallese, ambasciatrice del Parco Nazionale del Gran Sasso, ha parlato della sua azienda Aquilana e della pastorizia in Abruzzo.
Al giorno d’oggi nella regione ci sono intorno a 117.000 capi, mentre in passato se ne contavano fino a 3 milioni. Nel 2025 ha raccolto 30.000 kg di lana, Per Gallese è fondamentale che i pastori ottengano una giusta retribuzione, il vello di ogni pecora, indipendentemente della qualità della lana, viene compensato allo stesso modo, in modo da sostenere la pastorizia, l’economia circolare e la cura del paesaggio.
In rappresentanza dalla Sardegna c’era Giuseppe Demelas della dittà M/U-Mariantonia Urru, che si occupa di lane autoctone Sarde, l’azienda è nata come tessitura di tappetti e tessuti fatti a mano. Curano il progetto “Tinto in Pecora” e inoltre fanno parte del “Marlaine”.
Al Salone del mobile a Milano di quest’anno Mariantonia Murru ha presenL’azienda ha inoltre una collaborazione con Toyota che nei prossimi tre anni va ad eliminare il poliuretano dai sedili dei mezzi di trasporto: M/U ha sviluppato il materiale alternativo in lana sarda.
Uno degli aspetti più critici nella valorizzazione della lana – oltre ovviamente a una tosatura adeguata – è il lavaggio della lana, specie per le piccole partite, essendo scomparse diverse strutture negli ultimi decenni in Italia. Bollait, ad esempio, fa lavare la sua lana in Austria. Cristina Ferrarini ha osservato: “Credo personalmente che quanto detto nell’incontro sia importantissimo, ma è fondamentale che venga garantita la possibilità di lavare la lana. Un lavaggio fruibile a chi destina la lana alla filatura, ma anche a chi potrebbe optare a soluzioni diverse della filatura (es. feltro industriale, imbottitura ecc.) Se non nasce un lavaggio utile a tutte le realtà, il percorso di valorizzazione delle lane autoctone italiane difficilmente potrà avere un vero slancio.”
Gabriele Monti dell’università IUAV di Venezia ha presentato Woolshed, un contenitore/piattaforma europeo di valorizzazione della lana alpina, che coinvolge agenti in Italia, Svizzera, Austria, Francia e Slovenia. Nelle sua presentazione ha affermato: “La lana Alpina è abbondante, ma in gran parte sottovalutata e spesso considerata un rifiuto. Ciò comporta perdite economiche, indebolisce le catene del valore locali e compromette il ruolo ecologico della pastorizia. Wooshed intende colmare questa lacuna strutturale ricollegando lana, territori e innovazione. L’obiettivo è trasformare un sottoprodotto spesso trascurato in un motore per l’economia circolare, la resilienza locale e il design sostenibile nelle Alpi.”
Riporto alcune citazioni e visioni della presentazione direttamente qui, in quanto li ho trovati molto rappresentativi per tante altre realtà, non solo nelle Alpi.
“La lana alpina è caratterizzata da catene di approvigionamento frammentate, una capacità di lavorazione limitata e uno scarso riconoscimento sul mercato. Allo stesso tempo, presenta un forte potenziale ancora inesplorato: è rinnovabile, biodegradabile, disponibile a livello locale e radicata nella cultura locale.”
“Woolshed non considera la lana un materiale di nicchia, ma una risorsa strategica. Il suo valore viene sottolineato attraverso un lavoro coordinato su lavorazione, design, sperimentazione e competenze su scala transnazionale”. Il progettoè finanziato nell’ambito del programma Interregionale Alpine Space 2021-2027.
E’ stata pubblicato un Alpine Wool Atlas: una mappatura di tutte le varie razze ovine nella zona alpina e un’altra mappa di varie realtà che lavorano la lana nell’area. Nell’autunno 2026 verrà pubblicata il magazine Dune incentrato sul tema descritto sopra, con contributi internazionali da parte di studenti, scrittori, designer, ricercatori, educatori, artigiani, curatori ecc.
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