Ricordando Lydia
Il 16 novembre, un mese fa, ci ha lasciato Lydia Predominato. Era afflitta da una brutta malattia, alla quale ha resistito con fierezza per molti anni, continuando ad occuparsi della sua arte e della condivisione di questa grande passione.
Anni fa la intervistai e una delle frasi che ricordo con più piacere è “fare cose assieme alle altre persone è più divertente!” Si spendeva per la promozione dell’arte tessile e per la crescita di tanti giovani artisti, in modo davvero mirabile.
Allego qui le pagine uscite su TessereAMano nel 2017, pagine in cui è tracciata la sua lunga militanza nel mondo dell’arte.

L’avevo conosciuta alla fine degli anni ’90, in occasione del Premio Valcellina: non avevo partecipato perché da poco avevo superato i trent’anni, limite in quelle prime edizioni. Di lei ricordo il passo deciso, alle sette del mattino, mentre raccoglieva adesioni per una salutare camminata all’aperto. Era generosa e terribile, molto severa con sé stessa e apparentemente anche con gli allievi.
Ero stata poi a casa sua, in Trastevere a Roma, in occasione di una sua mostra personale e poi la incontravo a Filo Lungo Filo, nelle prime edizioni, o a Chieri, in occasione della Biennale.
Nel 2007 prese parte ad un convegno sulla Fiber Art che organizzai con le colleghe presso la Fondazione Lisio: da allora iniziammo a frequentarci un po’ più spesso, presso l’Accademia Koefia, dove mi aveva introdotta e in occasione di diversi progetti espositivi.
Quando le persone mancano mi capita di ricordare le tante cose curiose e particolari che le caratterizzavano. Lydia aveva il vezzo di non comunicare la sua età: era un mistero per tutti, impossibile anche solo estorcerle il codice fiscale per regolare una qualche incombenza burocratica. C’era un valido motivo: dimostrava almeno 15 anni meno, frequentava tantissime persone molto più giovani di lei!
E aveva paura di prendere l’aereo, mi disse che aveva dovuto fare delle rinunce per questo motivo, non era potuta andare a Łódź ad assistere alla mostra in cui era esposto il suo lavoro e non aveva mai visitato continenti lontani.
Eravamo state compagne di corso, anni ed anni fa, a Macerata, assieme ad Emilio Taliano e Luisa Dutto, due sue allievi, ad un seminario sui tessuti popolari tenuto da Graziella Guidotti. Imparammo poco, ma in compenso trascorremmo bellissime serate in compagnia, noi quattro.
Negli ultimi anni voleva che il suo archivio, ordinatissimo e sistematico, trovasse una degna collocazione. Non so dove sia, ma certamente è in buone mani; è una preziosa raccolta di documenti sulla fiber art dagli anni ’70 in poi.
Ma chi fosse lo possiamo leggere direttamente dalle sue parole, registrate nell’estate del 2017 e raccolte nell’articolo che ho citato.
Ciao Lydia! Ci manca da tempo la tua voce ed il tuo entusiasmo.
Commento
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Grazie del tuo racconto che illumina sull’unicità di Lydia ma anche di ognuno di noi, alcuni sono ricordati per quanto hanno fatto ma il contributo di tutti coloro che amano le arti tessili è prezioso per mantenere vive le tecniche e tramandarle nelle mani di altri dopo di noi.