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Zafferano farmaco condimento essenza ma anche colorante per tessuti

Zafferano in fiore: sono evidente gli stimmi rossi “ Et dee l’huomo prendere quello che sia rosso et che non sia mischiato d’altre cose gialle”, Ser Zucchero di Bencivenni, XIV secolo
Zafferano in fiore: sono evidente gli stimmi rossi “ Et dee l’huomo prendere quello che sia rosso et che non sia mischiato d’altre cose gialle”, Ser Zucchero di Bencivenni, XIV secolo

Un interessante intervento di recupero e valorizzazione permette di ammirare, all’interno del bel Complesso di Santa Chiara a San Gimignano, una delle farmacie più antiche della Toscana: la Spezieria di Santa Fina e il relativo Orto per la coltivazione delle erbe officinali che un tempo costituivano la base per la preparazione dei rimedi curativi.

Si può ammirare la vecchia “cucina”, il luogo dove si preparavano i medicinali, e la “bottega”, l’ambiente dove si vendevano i prodotti, arredate con vecchie attrezzature e numerosi contenitori di ceramica e di vetro con l’insegna della spezieria: alcuni contengono ancora rimanenze di vecchi medicamenti.

L’Orto è evocato, nel prato prospiciente la bottega, da fioriere create per mettere a dimora piante e fiori usati dall’antica Spezieria. Il suo percorso, una vera e propria esperienza sensoriale, porta il visitatore ad immergersi in un’atmosfera di aromi e profumi; “una fonte d’ispirazione per stabilire nuovi rapporti con la natura per recuperare un futuro fatto di ritorno alla terra, origine di tutte le cose.

L’allestimento dell’Orto di Santa Fina, offrirà in futuro l’occasione per presentare una serie di iniziative quali
incontri, laboratori didattici per adulti e bambini, performance di maestri della cucina provenienti dal territorio, degustazioni di vivi (Vernaccia), mercati di prodotti d.o.p. a chilometro zero”.

Numerose le piante, tutte cariche di storia. Siamo rimaste colpite dallo zafferano, Crocus sativus, la cui coltivazione in questa terra è documentata dagli inizi del 1200. Nei secoli medioevali e rinascimentali veniva commercializzato “da società di mercanti, speziali, pizicaiuoli, lanaioli e pannaioli, in tali quantità e con guadagni così elevati da fare la fortuna di non poche casate, quelle stesse che hanno costruito i palazzi e le torri che costituiscono ancor oggi l’orgoglio e il vanto della città”. In questa terra lo zafferano cresce con una qualità così alta da essere inquadrato, in base  ai parametri internazionali, come prodotto di prima categoria. Infatti le tre componenti chimiche che lo caratterizzano risultano tutte nella fascia superiore: la crocina, alla quale si deve l’attività colorante gialla; la picrocrocina, che conferisce il sapore; il safranale, che è responsabile dell’aroma.

L’uso dello zafferano come colorante di stoffe è molto antico: il suo impiego nella tintura è documentato dai primi tappeti persiani, dalla tintura dei tessuti cretesi, dai reperti egiziani, dalle memorie del mondo romano.

Contenitori con insegna della Spezieria di Santa Fina a San Gimignano e libro ricettario
Contenitori con insegna della Spezieria di Santa Fina a San Gimignano e libro ricettario

Claudio Seccaroni, nel suo interessante saggio L’impiego dello zafferano nelle tecniche artistiche, a proposito della tintura di stoffe in epoca rinascimentale scrive “… La scarsa resistenza alla luce non ha impedito che lo Zafferano fin dall’antichità fosse impiegato con una certa assiduità nella tintura per stoffe. Probabilmente questo è dovuto al fatto che di per se le stoffe  colorate sono considerate un bene effimero, pertanto non è condizionante un’esistenza limitata. Per tingere erano sufficienti la spezia e dell’acqua calda, come si trova specificato in un trattato fiorentino della prima metà del XV secolo, generalmente indicato come il Trattato dell’arte della seta. La scarsa stabilità alla luce del colore ottenuto dallo zafferano può essere aumentata mediante un trattamento di mordenzatura delle stoffe con sali metallici, in particolare il solfato di ferro, prima della tintura; il colore ottenuto con tale procedimento risulta però più opaco e scuro rispetto a quello ottenuto senza l’impiego di un mordente.

La ricetta 211 del cosiddetto manoscritto bolognese (metà del XV secolo), insegna A fare aqua gialla da disignare et dipingiare in panno de lino e de lana. Gli ingredienti, oltre allo zafferano, sono quelli classici per la tintura delle stoffe: allume di rocca e liscivia.

Lo zafferano poteva inoltre essere impiegato per ottenere verdi, in miscela con altre tinture di origine vegetale, in particolare con l’indaco. A questo proposito Daniel Varney Thompson osserva che il viraggio in azzurro dovuto alla perdita di colore dello zafferano ci è più familiare negli arazzi, in quanto maggiormente esposti alla luce, rispetto ad altre opere; tale fenomeno renderebbe pertanto conto dell’apparenza azzurra di zone in origine sicuramente verdi, come ad esempio i particolari relativi alla vegetazione.

Antica cucina con orci di ceramica della Spezieria di Santa Fina a San Gimignano
Antica cucina con orci di ceramica della Spezieria di Santa Fina a San Gimignano

Un uso particolare dello zafferano sui tessili è quello descritto dal Cennini nel capitolo CLXXIII dove si consiglia l’impiego di zafferano per campire in giallo tessuti stampati con matrici di legno: “questo lavorio richiede essere adornato d’alchun altro cholore champegiato in cierti luoghi perché paia di più vista; onde ti conviene avere colori sanza chorpo (è proprio il caso dello zafferano), cioè giallo, rosso e verde. Il giallo: togli del zafferano …”

In tempi più vicini a noi la studiosa-artigiana e tintora Maria Elda Salice, nel volume La tintura vegetale-Sanzogno Manuali 1979, prima di indicare le ricette di tintura per il colore chiaro, medio e scuro afferma: si può tingere lana, seta, cotone; i colori sono solidi.

GIALLO CHIARO: Decotto: lasciare a bagno lo zafferano nell’acqua per una notte. Il giorno dopo bollire per 30 minuti molto adagio. Lasciar raffreddare, filtrare. Bagno colore: allungare il decotto con acqua, se necessario. Scaldare il bagno, immergere il filato non mordenzato, ma ben bagnato. Bollire per 60 minuti, lasciar raffreddare nel bagno.

GIALLO MEDIO: Tutto come indicato per il giallo chiaro ma su materiale mordenzato con allume di potassio per lana e seta. Allume, tannino, allume per cotone.

GIALLO SCURO: come indicato per il giallo chiaro ma su lana e seta mordenzata con bicromato di potassio.

Patrizia Casini – Graziella Guidotti

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